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Il Ravece “Campo de’ prevete” si racconta con QualityChain

L’azienda agricola Cinque Quattro ha scelto di utilizzare il QR Code di QualityChain per mostrare in maniera trasparente la sua storia e la sue tecniche ai consumatori.

Oggi ci troviamo a Grottolella, in provincia di Avellino, immersi tra le colline dell’Irpinia. È qui che nasce l’Olio Extravergine Ravece “Campo de’ prevete”, prodotto dall’azienda agricola Cinque Quattro, la cui storia è stata resa indelebile dalla tecnologia blockchain di QualityChain.

L’azienda dispone di 10 ettari di terreno nell’agro di Grottolella, nei quali coltiva e si prende cura di oltre 700 ulivi appartenenti a diverse varietà irpine. La qualità della produzione olivicola di quest’area è favorita dalla buona ventilazione che ostacola il ristagno dell’umidità, tenendo così lontana la mosca olearia. 

La raccolta negli uliveti di Cinque Quattro a Grottolella

Enzo Saccone, titolare dell’azienda, ha scelto di collaborare con QualityChain per valorizzare il suo pregiato Ravece “Campo de’ prevete”, un extravergine prodotto da olive coltivate esclusivamente nel territorio di Grottolella. Il Ravece all’olfatto si rivela fruttato, con piacevoli note erbacee e netti sentori di pomodoro acerbo, percepibili distintamente anche al gusto. All’assaggio si rivela armonico, con intense ma sempre piacevoli ed equilibrate sensazioni di amaro e piccante, in armonia con l’elevato contenuto in polifenoli. Il Ravece ha inoltre un’acidità pari allo 0,2%, che lo posiziona tra gli oli d’eccellenza.

La bottiglia di Olio Extravergine Ravece con il QR code di QualityChain.

Con lo scopo di informare i consumatori sulla storia e sulle caratteristiche di questo olio pregiato, ogni confezione di Ravece è stata dotata dell’esclusivo QR Code a forma di oliva, attraverso il quale ogni consumatore può accedere alla storia della filiera dell’olio, interamente raccontata con testi e immagini e registrata con la tecnologia Blockchain, che rende ogni informazione indelebile e non modificabile.

Questa nuova collaborazione ci porta ancora un passo più vicini alla vision di QualityChain: un mondo in cui i produttori possono dedicare la loro attenzione non solo a vendere, ma anche e soprattutto a informare e educare sulla qualità dei prodotti.

About QualityChain

QualityChain aiuta le PMI del comparto agroalimentare italiano a trasformare i loro prodotti da semplici oggetti in esposizione a vere e proprie esperienze digitali capaci di esaltare la loro l’unicità. QualityChain è uno spazio trasparente, a portata di smartphone, in cui condividere con i consumatori la storia e i valori dei piccoli produttori italiani, una vetrina da cui osservare le mani sapienti che lavorano la terra, il vino, il pane, e tutto ciò che di buono producono le nostre aziende.

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QualityChain sbarca in Abruzzo e racconta l’olio del Frantoio Verna

La famiglia Verna, da 150 anni produttrice di olio d’oliva pregiato, ha deciso di utilizzare QualityChain per comunicare ai consumatori la qualità dei suoi prodotti.

Ci troviamo nei pressi di Guardiagrele, in provincia di Chieti, in una campagna rigogliosa a metà strada tra le vette della Majella e il mare. È qui che nel 1861, insieme all’Unità d’Italia, ha inizio la storia del Frantoio Oleario Verna, che da oltre 150 anni produce olio d’oliva di altissima qualità.

Gli ulivi ultrasecolari del Frantoio Verna

Il frantoio dispone di mille piante, coltivate esclusivamente con sistemi naturali e con un’agricoltura biologica, senza l’utilizzo di concimi chimici e rispettando le fasi di crescita e maturazione delle olive. Gli uliveti sono immersi in un ambiente pedecollinare che si caratterizza per un microclima particolarmente favorevole, in grado di proteggere i meravigliosi ulivi ultrasecolari dalla mosca olearia.

L’azienda è oggi portata avanti da Alessandra, Carlo e Giustiniano Verna, i “fratelli dell’olio” come vengono chiamati affettuosamente dai loro clienti, che portano avanti l’eredità del loro bisnonno Antonio. I tre fratelli conducono il frantoio all’insegna dell’innovazione, grazie agli ammodernamenti effettuati nel 2015, ma restando sempre nel solco dell’originaria vocazione artigianale, producendo oli d’oliva “di nicchia”, non disponibili nella grande distribuzione ma di qualità altissima.

I tre fratelli Verna, che oggi conducono il frantoio

È con grande entusiasmo che il team di QualityChain ha iniziato a lavorare insieme a Carlo Verna per raccontare le storia di due di questi prodotti. Il primo è un grande classico, l’Olio Extravergine di Oliva Verna, che i Verna ricavano esclusivamente da olive locali in prevalenza della varietà Gentile di Chieti, selezionate con cura e subito lavorate in frantoio con sistema di spremitura continua a freddo.

Il secondo è un olio più raro e prezioso: il Monocultivar di Intosso Verna, un olio extravergine ottenuto esclusivamente da olive biologiche italiane di varietà Intosso, anch’esso estratto a freddo subito dopo la raccolta e la selezione delle olive.

La storia di questi due prodotti è stata resa indelebile dalla tecnologia blockchain di QualityChain: il dato, invece di trovarsi su un unico computer, viene distribuito su decine di migliaia di computer, rendendolo quindi indelebile e sempre verificabile dal consumatore (la blockchain la trovi spiegata facile facile qui).

La bottiglia di Monocultivar Intosso con il QR code di QualityChain

Grazie alla collaborazione tra le due aziende, tutti i clienti del frantoio Verna potranno ora scoprire la storia e le tecniche di produzione di questi prodotti utilizzando solamente il loro smartphone, scansionando l’esclusivo QR code a forma di oliva apposto su ogni bottiglia. È così che ha inizio l’esperienza digitale dell’olio Verna, un tour guidato attraverso la filiera dell’olio, dall’uliveto alla tavola.

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La cantina Lefiole racconta i suoi vini con QualityChain

Due sorelle, un territorio straordinario e una tradizione di famiglia che dura un secolo: questi gli ingredienti della storia che abbiamo deciso di raccontare con QualityChain.

Il racconto inizia negli anni ‘20. Nonno Guglielmo torna dall’Argentina e decide di mettere radici a Montalto Pavese, terra dei suoi antenati, dove compra i primi ettari di terreno.

L’Oltrepò Pavese è una terra incredibile, attraversata dal 45° parallelo, la latitudine ideale di tutti i grandi vini del mondo. Qui pianura, collina e montagna si abbracciano in un panorama mozzafiato, disseminato di castelli e antichi borghi.  A fare da padrona tra queste colline è la vite, che da secoli dona ricchezza al territorio e dà vita ad alcuni dei vini più importanti dell’intera produzione italiana. 

panorama oltrepò pavese vini antichi
Il panorama dell’Oltrepò Pavese e le bottiglie prodotte da Guglielmo Piaggi.

È proprio alla vite che Guglielmo Piaggi dedica la sua vita, e dopo di lui suo figlio, Enzo, che dal suo quattordicesimo compleanno a oggi non ha mai smesso di lavorare e prendersi cura della vigna, prima con suo padre e poi con sua moglie Angela e le sue figlie, Elisa e Silvia.

Elisa e Silvia Piaggi nel vitigno di Lefiole

Sono loro, nel 2017, a decidere di dare un volto e un nome alla produzione. Nasce il brand Lefiole, un’espressione affettuosa che nella lingua oltrepadana indica le ragazze, e che oggi identifica i vini che vengono prodotti nella loro tenuta di Montalto Pavese.

Il primo si chiama Alené, dalla fusione dei nomi di mamma Angela e papà Enzo, ed è un Pinot Nero. Questo vitigno, tra i più nobili a livello internazionale, è originario della Borgogna, ma ha trovato una seconda casa nell’Oltrepò Pavese da quasi due secoli. 

Il secondo, Elivià dai nomi di Elisa e Silvia, è un Pinot Grigio, dal colore giallo paglierino e riflessi ramati.

Elisa e Silvia Piaggi degustano Elivià e Alené

Le storie di entrambi i vini sono oggi raccontate e rese indelebili grazie a QualityChain, che utilizza la tecnologia blockchain (spiegata facile facile qui) per rendere le informazioni sicure e sempre verificabili dai consumatori.

I vini tracciati su blockchain QualityChain della cantina Lefiole

Sarà possibile infatti, scansionando il QR code a forma di calice appeso alla bottiglia, scoprire la storia, i valori e le tecniche di produzione che stanno dietro a questi vini d’eccellenza, e verificarle tramite l’apposita prova blockchain. Tutto a portata di smartphone, utilizzando solo la fotocamera, nel caso degli iPhone, o un’App di scansione QR in caso di dispositivo Android.

Le bottiglie di Alené e Elivià, dotate di questa tecnologia, saranno ora commercializzate attraverso diversi canali, dalla vendita diretta a ristoranti, enoteche e canali online, e permetteranno ai nuovi consumatori di conoscere ogni dettaglio del vino che si versano nel bicchiere. 

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Sanabea è la prima pasta biologica raccontata su QualityChain

L’azienda pugliese d’eccellenza, produttrice di pasta biologica fatta al 100% con grano Senatore Cappelli, ha deciso di utilizzare Qualitychain per condividere la sua storia con i consumatori.

Non accade spesso che amore, business e tradizione riescano a unirsi in un unico prodotto.

Ma quando accade il risultato è eccezionale! È il caso della pasta Sanabea, che da oggi fa parte della famiglia QualityChain.

Nata nel 2011, un periodo di profonda crisi e recessione, l’azienda agricola Sanabea trova la sua ispirazione nella vita e nella famiglia: la nascita della piccola Beatrice spinge Costantina Tavani a un ritorno alla terra, a una visita al nonno Italo, agricoltore per vocazione, e alla nascita di Sanabea, un brand che parla di genuinità e semplicità.

La pasta di Sanabea nasce tra le colline di Chieuti, un paesino di appena 1800 abitanti in provincia di Foggia, a pochi chilometri dal mare Adriatico.

La gente di Chieuti è fiera, paziente, operosa. 

Impariamo da Italo e il suo grande amore per la terra benedetta, nonostante le difficoltà.

Impariamo dal maestro Antonio chi siamo e da dove veniamo.

Impariamo da Margherita l’abilità di ammassare il pane, da nonna “Angiulina” l’abilità di fare la pasta.

Siamo attenti, osservatori di una realtà bella, quella che crede nel buono nel bello nel vero.

Siamo consapevoli che dentro ad ogni gesto ad ogni azione sta il passo verso il proprio destino.

sanabea.it
chieuti colline
Le colline di Chieuti: è qui che nasce la pasta Sanabea

Per produrre la sua pasta Sanabea utilizza unicamente grano Senatore Cappelli, in assoluto tra i cultivar di grano più pregiati.

Definito “razza eletta” negli anni ’30 – ’40, è un frumento duro, aristato (cioè dotato di ariste, i filamenti che si notano nelle graminacee), ottenuto per selezione genealogica a Foggia, nel 1915 da Nazareno Strampelli. Non ha mai subito le alterazioni delle tecniche di manipolazione genetica dell’agricoltura moderna, che sacrificano sapore e contenuto tradizionale a vantaggio di rendimento elevato.

Sanabea conserva il grano in silos biocertificati, e lo macina esclusivamente a pietra in mulini selezionati, con una tecnica innovativa che permette di ottenere farina 100% integrale, amalgamando perfettamente il germe e il rivestimento esterno con la farina.

È con grande piacere che il team di QualityChain ha aiutato Costantina a raccontare la sua pasta ai suoi clienti. Da oggi infatti ogni pacco di pasta Sanabea riporterà un codice QR a forma di spiga di grano, attraverso il quale i consumatori potranno scoprire la storia dell’azienda e tutte le fasi di lavorazione della pasta, descritte nel dettaglio con immagini e parole di prima mano.

pasta tracciata su blockchain
L’etichetta Qualitychain che permette di scoprire la storia della pasta Sanabea

Siamo sempre più convinti che parlare di materie prime di qualità non vuol dire che queste lo siano.” dice Costantina Tavani, titolare di Sanabea “C’è bisogno di scriverlo, certificarlo, rendendo la filiera trasparente e il procedimento univoco e chiaro a tutti ovunque venga portato e vuol dire anche e soprattutto assumersi tutte le responsabilità davanti ai consumatori.

Per questo motivo tutte le informazioni sono state certificate tramite tecnologia blockchain, (spiegata facile facile qui),  che rende le informazioni sicure, indelebili e sempre verificabili dai consumatori, a testimoniare la volontà di Sanabea di rendere la propria filiera completamente trasparente e responsabile.

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Il Moscato di Scanzo De Toma entra nella famiglia QualityChain

La storica azienda De Toma, eccellenza vitivinicola del Bergamasco, ha deciso di utilizzare QualityChain per raccontare i suoi valori e le sue tecniche di produzione.

Sono poche le realtà vitivinicole in Italia che possono vantare la storia e l’eredità della Cantina De Toma: oltre un secolo di produzione e salvaguardia del Moscato di Scanzo, la cui prima bottiglia prodotta dalla famiglia De Toma risale al 1894, ben 126 anni fa. 

Questa dedizione si riconferma anche nel 2020: grazie alla collaborazione con QualityChain infatti, il Moscato di Scanzo De Toma è divenuto il primo moscato tracciato su blockchain.

La famiglia De Toma, oggi alla quarta generazione

Questo vino ha origini antichissime. Si hanno i primi riferimenti storici nel 1300, quando i Guelfi si impossessarono di 42 carri di Moscato Rosso di Scanzo, e il suo successo perdura nei secoli: nella prima metà dell’800 l’architetto Giacomo Quarenghi, proprietario originale dei terreni che ora costituiscono la tenuta De Toma, lo portò in dono alla zarina Caterina II di Russia. Da qui in poi il Moscato conquistò il mercato inglese, diventando, nel 1850, il primo vino italiano quotato nella borsa di Londra.

Una storia lunga e gloriosa dunque, che ha portato infine il Moscato di Scanzo ad ottenere il riconoscimento della DOC nel 2002 e della Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) nel 2009, prima e unica DOCG di Bergamo e quinta in Lombardia.

Le colline di Scanzorosciate sono l’unica zona in cui viene prodotto il Moscato di Scanzo

La denominazione comprende la sola zona collinare del comune di Scanzorosciate in provincia di Bergamo, nella quale ad oggi solo 31 ettari sono vitati a Moscato di Scanzo, rendendo il Moscato di Scanzo la più piccola DOCG d’Italia.

Le storia di questo vino, le sue tecniche e la tradizione De Toma sono oggi raccontate e rese indelebili grazie a QualityChain, che utilizza la tecnologia blockchain (spiegata facile facile qui) per rendere le informazioni sicure e sempre verificabili dai consumatori.

moscato di scanzo blockchain
La controetichetta di QualityChain con il qr a forma di calice

Sarà possibile infatti, scansionando il QR code a forma di calice nella controetichetta della bottiglia, scoprire la storia, i valori e le tecniche di produzione che stanno dietro a questa eccellenza lombarda, e verificarle tramite l’apposita prova blockchain. Tutto a portata di smartphone, utilizzando solo la fotocamera, nel caso degli iPhone, o un’App di scansione QR in caso di dispositivo Android.

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Tracciare i tuoi prodotti con la Blockchain: come fare, cosa serve, quanto costa [2021]

Ti è capitato di vedere in enoteca o al supermercato quelle strane etichette che dicono “prodotto tracciato su blockchain“, e vuoi saperne di più?

Sei nel posto giusto!

In questo articolo affronteremo in ordine:

  1. Cosa significa tracciabilità blockchain
  2. Quali tipi di tracciabilità esistono
  3. Come puoi tracciare i tuoi prodotti
  4. Quanto costa tracciare su blockchain

Tracciabilità blockchain: cos’è e a cosa serve

Che differenza c’è tra la tracciabilità normale e quella blockchain?

La differenza sta nel modo in cui vengono salvati i dati: nel secondo caso infatti tutte le informazioni sul prodotto vengono salvate per l’appunto su una blockchain, una speciale rete di computer che rende il dato sostanzialmente immune alla contraffazione (a questo link trovi la blockchain spiegata facile facile).

blockchain per la tracciabilità alimentare
La blockchain permette di rendere sicure le informazioni sulla filiera di un prodotto.

Ciò è ovviamente molto importante per il consumatore, perchè gli consente di conoscere senza ombra di dubbio la storia di quello che sta mangiando o bevendo.

Infatti queste informazioni vengono poi rese accessibili tramite varie tecnologie (che affrontiamo più avanti nell’articolo), come il QR code, che permette di avere la storia del prodotto sempre a portata di smartphone

Una storia scolpita nella pietra (digitale)

Tracciare su blockchain significa dire:

“Ecco, questo è il mio prodotto e come l’ho fatto, te lo scrivo e te lo firmo, anzi, lo voglio scolpito nella pietra!”

Un produttore responsabile

Significa quindi prendersi piena responsabilità della propria filiera di fronte ai consumatori, creando il massimo grado di trasparenza e di fiducia consentito dalle nostre tecnologie.

Un produttore che traccia su blockchain si distingue dagli altri per l’attenzione dedicata non solo a vendere, ma anche e soprattutto ad informare e educare sulla qualità dei prodotti.

Dal produttore al consumatore: codice QR e RFID

Ci sono varie tecnologie che permettono ai consumatori di accedere alle informazioni fornite dai produttori, ma le più utilizzate sono sicuramente i codici QR e le etichette RFID.

Cosa sono i codici QR? Sono quelle immagini quadrate e pixelate che vediamo sempre più spesso su internet o in giro per le nostre città. Questi codici possono essere scansionati dal tuo smartphone tramite la fotocamera sugli iPhone o tramite app apposite sui telefoni Android.

esempi codici qr
I codici QR sono sempre più diffusi nei nostri negozi e supermercati.

Quando scansioni un codice QR il tuo telefono ottiene un’informazione testuale, solitamente l’indirizzo di un sito, al quale puoi collegarti per ricevere informazioni sull’oggetto che stai scansionando: nel caso di un prodotto agroalimentare potresti essere portato alla pagina web che ne racconta la storia.

E le etichette RFID? Proprio come i QR code, i tag RFID trasmettono un’informazione al tuo cellulare, ma lo fanno con le onde radio: per leggerli ci devi passare il telefono sopra con l’opzione NFC attivata.

Quali tipi di tracciabilità esistono?

Iniziamo col dire che non esiste tanto una soluzione unica per la tracciabilità blockchain, quanto un’insieme di soluzioni diverse, più o meno adatte ai vari processi produttivi e alla dimensione dell’azienda.

Come produttore potresti ad esempio scegliere di tracciare solo parti della tua filiera, che magari consideri più importanti ai fini di comunicare la qualità del tuo prodotto, oppure scegliere di tracciare ogni dettaglio della produzione e della logistica dei prodotti, dalla materia prima alla distribuzione.

Ci sono anche differenze nel tipo di dati che vengono registrati e nelle tecnologie utilizzate per raccoglierli: i produttori più grandi e collegati alla grande distribuzione potrebbero decidere di utilizzare sensori, droni e altri dispositivi IoT, mentre un piccolo produttore potrebbe scegliere di registrare manualmente le informazioni che ritiene più importanti.

Per semplicità distinguiamo in tre tipologie:

1. Tracciabilità di primo livello: la micro impresa

Spesso i proprietari di piccole imprese non hanno i mezzi finanziari per investire in un complesso sistema di sensori e dispositivi IoT. Per questo sempre più produttori si stanno affidando a soluzioni di “primo livello“, molto più economiche, in cui l’inserimento dei dati è affidato al produttore e ai suoi operatori.

Questo può avvenire in due modalità: la prima è l’autocertificazione di un “racconto di filiera”, ossia una descrizione delle modalità in cui il prodotto viene lavorato: un viticoltore potrebbe registrare le caratteristiche del terreno e della vigna, un casaro potrebbe concentrarsi sulla temperatura di coagulazione e gli innesti utilizzati, o ancora il produttore di cachemire potrebbe evidenziare l’attenta selezione delle fibre utilizzate. Questa raccolta di informazioni viene preparata dal produttore e poi registrata con la tecnologia blockchain.

La seconda è l’autocertificazione della tracciabilità vera e propria: mano a mano che il prodotto viene lavorato, il produttore inserisce nel sistema le informazioni chiave sul singolo passaggio di filiera, come data e modalità di lavorazione, e le registra in tempo reale sul database blockchain.

scansione taleggio tracciato su blockchain
Esempio di prodotto tracciato su blockchain.

Questo tipo di tracciabilità non è tanto orientata all’effettiva rintracciabilità del singolo lotto (per richiami di prodotti ad esempio), quanto piuttosto a ottenere una comunicazione più trasparente con il consumatore: per questo è spesso considerata una forma di storytelling piuttosto che di tracciabilità nel senso tradizionale.

2. Tracciabilità di secondo livello: la media impresa

Un’azienda più grande potrebbe decidere di investire in un sistema completo di sensoristica IoT. In questo caso il produttore può scegliere tra due possibilità per registrare le informazioni: integrazione con i software aziendali oppure inserimento manuale.

La prima opzione è sicuramente più affidabile rispetto al precedente, poichè i dati raccolti passano direttamente dalla fonte alla blockchain, con un rischio minore di manomissione dell’informazione. Tuttavia è anche la più dispendiosa a livello di capitale iniziale, perchè richiede un’integrazione completa della piattaforma blockchain scelta con i software già utilizzati dall’azienda per la raccolta dati e la tracciabilità.

sensori e droni per l'agricoltura blockchain
Droni e sensori sono molto utilizzati per i sistemi di tracciabilità blockchain.

Purtroppo molti di questi applicativi non prevedono la possibilità di esportare direttamente ad altri programmi, e pertanto queste integrazioni possono essere assai complesse e dispendiose, anche per un’azienda di medie dimensioni.

La seconda opzione, ossia l’inserimento manuale, richiede invece il lavoro di un addetto che copi i dati dai sensori e li riporti sulla blockchain. Questa soluzione, sebbene consenta un risparmio sull’investimento iniziale, comporta un sacrificio in termini di sicurezza, in quanto il passaggio dai sensori alla blockchain passa per l’intervento umano.

3. Tracciabilità di terzo livello: la GDO

I sistemi più complessi di tracciabilità blockchain li troviamo sicuramente nella Grande Distribuzione Organizzata: i grandi gruppi del Food hanno infatti delle filiere molto articolate, che coinvolgono numerosi produttori, trasformatori e fornitori di servizi, e producono grandissime quantità di lotti di ciascun prodotto.

In questo scenario risulta ancora più importante la capacità di rintracciare con precisione la storia degli alimenti, con o senza blockchain: questa tecnologia dà però la garanzia che le informazioni registrate non vengano modificate, e che non ci sia spazio di interpretazione nell’attribuire gli errori all’una o all’altra parte della catena produttiva.

Cosa serve per tracciare su blockchain?

Dipende tutto da quale strada vuoi scegliere: per realizzare una vera e propria tracciabilità blockchain (secondo e terzo livello) avrai bisogno di posizionare dei sensori nei punti critici della tua filiera, e integrare i tuoi sistemi con un software blockchain che crei le registrazioni.

Se invece opti per una tracciabilità di primo livello, molto probabilmente sei pronto a partire! La prima cosa da fare è individuare tutto ciò che rende il tuo prodotto speciale: il tuo territorio, i procedimenti che usi, la tua attenzione a non utilizzare sostanze nocive nella lavorazione… Tutto ciò che può distinguerti dalla concorrenza e comunicare la qualità del tuo prodotto.

unicità del prodotto blockchain
Sono molte le cose che possono rendere un prodotto unico nel mondo.

Una volta che hai definito la storia del tuo prodotto, puoi trovare delle foto e dei video che possano comunicare anche in maniera visiva i valori della tua azienda. Puoi mostrare le varie fasi di lavorazione, i tuoi stabilimenti, ma anche e soprattutto le tue persone, in modo che il consumatore possa dare un volto al tuo prodotto e rafforzare la sua fiducia nel tuo brand.

Quando hai raccolto tutte le informazioni devi solo trovare un servizio o una società che ti aiuti a registrarle sulla blockchain, e ti fornisca il QR code da inserire sul tuo packaging. Questo può essere fatto nell’etichetta, con un leggero cambio nel design, oppure direttamente applicando un bollino aggiuntivo sulla confezione.

Quanto costa tracciare i prodotti sulla blockchain?

È difficile stabilire a priori un prezzo su questo tipo di software.

Il costo dipende in gran parte dai tuoi requisiti: dal tipo di tracciabilità che desideri, dal numero di prodotti che vuoi tracciare e dal dettaglio che hai raggiungere, dal tuo avere già o voler installare un sistema di sensoristica IoT.

Questa tecnologia è molto avanzata, e spesso le società in questo settore creano prodotti su misura per il singolo produttore.

Ci sono delle eccezioni: QualityChain ad esempio offre un abbonamento annuale a partire da € 249, senza costi iniziali, mentre altri, come IBM Food Trust e Foodchain, hanno optato per una combinazione di costo iniziale di installazione e canone annuo.

Altre aziende, come TE-FOOD, EZ Lab, FoodLogiQ, Ambrosus e ValueGO, sono invece più improntate sul modello custom, realizzando progetti ad hoc e valutando caso per caso i costi di realizzazione.

Conclusioni

Siamo in un momento chiave dell’adozione dei questa tecnologia nell’industria del Food&Drink. Se scegli di essere uno dei primi a tracciare i tuoi prodotti su blockchain è indubbio che risalterai tra la folla, in particolare in un settore spesso poco innovativo come quello agroalimentare. Un bollino “tracciato su blockchain” attira l’occhio del consumatore, su questo non c’è dubbio.

Ma dobbiamo guardare più lontano. Andiamo verso un mondo in cui questo tipo di tecnologia diventerà la norma, in cui tutti i prodotti verranno tracciati su blockchain, in cui la fiducia dei consumatori sarà già cementata su nuovi marchi, nuovi sapori.

Secondo molti è proprio questo il momento giusto per iniziare a costruire questa fiducia, per la piccola impresa come per la grande, ed è il momento di fare il passo più lungo degli altri e posizionarsi come innovatori e pionieri del settore.

[Articolo aggiornato il 4 Marzo 2021]